verdi al san carlo 

\ le tappe di un percorso artistico

   
  
 
  
    
  
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     Rivista “San Carlo” (1913) - numero unico: Stagione 1913-1914. In copertina: Verdi in un’incisione del Mancastroppa. Note illustrative sul “Falstaff” e sulle novità della stagione. Curiosità verdiane. Documenti verdiani inediti. Illustrazioni, ritratti di artisti, di musicisti, ecc. Prezzo: Cent. 50. Copertina e testi estratti dal periodico. Compilatori: Pasquale Parisi, Ugo Scalinger ( Memus, Museo e Archivio Storico del Teatro di San Carlo).

Rivista “San Carlo” (1913) - numero unico: Stagione 1913-1914. In copertina: Verdi in un’incisione del Mancastroppa. Note illustrative sul “Falstaff” e sulle novità della stagione. Curiosità verdiane. Documenti verdiani inediti. Illustrazioni, ritratti di artisti, di musicisti, ecc. Prezzo: Cent. 50. Copertina e testi estratti dal periodico. Compilatori: Pasquale Parisi, Ugo Scalinger (Memus, Museo e Archivio Storico del Teatro di San Carlo).

Giuseppe Verdi entra nella storia del Teatro di San Carlo con la prima napoletana del suo Oberto, conte di San Bonifacio (2 giugno 1841). Quattro anni dopo tocca a I due Foscari (9 febbraio 1845), accolta favorevolmente dal pubblico napoletano, e ad Alzira, prima delle opere scritte per il San Carlo, a cui tocca un tiepido successo (12 agosto 1845). Più entusiasmo riscuote invece Ernani, con il titolo de Il Proscritto (13 maggio 1847). Il successo di Verdi incalza a ritmo serrato con Attila (29 gennaio 1848), Nabucco (22 marzo 1848) e – dopo la parentesi dei moti rivoluzionari – I Lombardi alla prima Crociata (7 ottobre 1848), Macbeth (22 gennaio 1849), I Masnadieri (16 maggio 1849), e Luisa Miller, seconda delle opere nate per il palcoscenico napoletano, (8 dicembre 1849). 

La stella verdiana brilla incontrastata nelle stagioni successive, che ospitano le “prime” napoletane delle nuove opere, alcune delle quali mutano titolo e ambientazione per motivi di censura: Il Trovatore (4 ottobre 1853), Il Corsaro (2 luglio 1854), Violetta – ovvero La traviata – (28 gennaio 1855), Lionello – ovvero Rigoletto – (1 marzo 1855), Orietta di Lesbo – ovvero Giovanna d’Arco – (15 novembre 1855), Guglielmo Wellingrode – ovvero Aroldo – (24 novembre 1855), Batilde di Turenna – ovvero I Vespri siciliani – (5 settembre 1857). La censura ostacola nel 1858 l’andata in scena della terza opera commissionata dal Teatro, Gustavo III, che Verdi ritira, infastidito dalle richieste di cambiamenti radicali ai personaggi e alla vicenda. Al San Carlo, in quella stessa stagione, viene rappresentato invece Simon Boccanegra (28 novembre 1858). Nel mutato clima unitario il pubblico applaude La battaglia di Legnano (13 gennaio 1861) e accoglie trionfalmente Un ballo in maschera (18 febbraio 1862), ovvero quel Gustavo III, ritirato dalle scene napoletane ed andato in scena col nuovo titolo a Roma, al Teatro Apollo, il 17 febbraio 1859.

Nel 1870 a Verdi viene offerta la direzione del Conservatorio napoletano, divenuta vacante per la morte di Saverio Mercadante. Il compositore declina l’invito. Napoli applaude le nuove prime verdiane: Don Carlo (6 marzo 1871), Aida (30 marzo 1873), quest’ultima alla presenza dello stesso Autore, tornato a Napoli per sovraintendere all’allestimento dell’opera, nata al Cairo il 24 dicembre 1871 e rappresentata a Milano alla Scala nel febbraio successivo. In quella occasione Verdi scrive per le “prime parti” dell’Orchestra del San Carlo un Quartetto d’archi, unica sua composizione cameristica (ora conservata nella Biblioteca del Conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli).

Qualche anno dopo, il San Carlo accoglie con grande entusiasmo La forza del destino (21 dicembre 1876). Fedele ad un rapporto ininterrotto col Maestro, Napoli è sollecita ad applaudire le ultime opere verdiane: Otello (4 febbraio 1888), a un anno esatto dalla creazione alla Scala (5 febbraio 1887), e Falstaff  (19 febbraio 1894) sempre a distanza di un anno dalla prima scaligera (9 febbraio 1893).